Interventi

Il piano per la scuola

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Il piano per la scuola del governo si presenta come un quadro di proposte destinate, se accolte e attuate, a ridisegnare l’impianto amministrativo e organizzativo del sistema scolastico e conseguentemente ad incidere sugli aspetti strettamente didattici.

Occorrerà vedere dopo la consultazione in atto quale sarà il disegno complessivo che ne uscirà. Il testo affronta, e questo è certamente un merito, alcuni dei nodi più complessi della nostra scuola, attraverso linee di lavoro che, nel loro complesso, risultano condivisibili. Sebbene l’intenzione del documento non sia quella di offrire direttive pedagogiche, non c’è dubbio che esso abbia una ricaduta nel modo di pensare la scuola e del fare scuola.

Proprio per questo mi sembra utile mettere in evidenza quelli che a mio parere risultano essere alcuni temi passati poco trattati e che invece sarebbe bene far emergere maggiormente.

A pag. 71 si parla della necessità di ridisegnare al meglio “gli organi collegiali della scuola”, distinguendo tra "potere di indirizzo e potere di gestione”. Il tema è trattato in una sola pagina ed è immediatamente visibile lo scarto rispetto ad una trattazione ben più ampia dedicata ad altri argomenti; una possibile ragione di questa brevità può risiedere in quanto dichiarato a pag. 64 dove viene espressa la volontà di mettere a punto “organi collegiali rivisitati, aperti, agili, efficaci” coinvolgendo direttamente i protagonisti della scuola (presidi, amministrativi, docenti), “perché” – si legge nel Piano – “nessuno meglio di loro può dire quali siano le regole più superflue, le complicazioni più inutili, cosa serva per sbloccare la scuola”.

Ciò però che colpisce maggiormente è l’assenza di un qualche riferimento al team docente e al consiglio di classe. È un silenzio che va superato perché, sebbene non sia questione che vada definita in tutti i suoi aspetti di funzionamento dall’amministrazione centrale, è proprio a questo livello organizzativo che si affrontano le questioni educative più delicate e si fanno le scelte più operative. Non c’è dubbio, se pensiamo a tutta la scuola secondaria, che ci sia bisogno di ripensare i tempi e i modi di lavoro del consiglio di classe, che sia opportuno rinforzare il ruolo dei coordinatori e la loro formazione in ordine al coordinamento e la gestione degli incontri, che sia importante affiancare al lavoro del consiglio uno sviluppo dei dipartimenti per aree disciplinari.

Per ripensare però il funzionamento di questo cruciale livello di funzionamento della vita scolastica, occorre evidenziare meglio e con più forza il carattere collaborativo della professione docente. Vi sono tracce di questo aspetto nel documento, ma sarà decisivo al riguardo ciò che sarà indicato nel quadro italiano di competenze dei docenti, preannunciato a pag. 45. Accanto a docenti ‘innovatori’, c’è bisogno di costruire efficaci gruppi di lavoro.

Un altro aspetto debolmente affrontato è quello inerente la prevenzione dei disagi scolastici e della dispersione. Non si tratta di un tema assente, si parla alcune volte di dispersione scolastica, si fa presente come l’arricchimento dell’offerta formativa sia funzionale ad una scuola sempre più inclusiva. Si mette in luce la necessità di un maggior raccordo tra il sapere e il saper fare dando rilevanza al raccordo formativo con il mondo del lavoro. Resta però nell’ombra una rifl essione articolata sulle diverse facce della dispersione e della sua prevenzione e la necessità di pensare dispositivi di raccordo tra la scuola, i servizi sociali, i servizi sanitari e altre realtà del territorio per affrontare specifi che situazioni di disagio. Dal punto di vista operativo infatti la costruzione di percorsi personalizzati ha una delle sue criticità più forti proprio nel raccordo degli interventi dei diversi soggetti coinvolti.

Probabilmente non era intenzione del documento entrare così tanto nel dettaglio, tuttavia qualche spazio in più sarebbe un messaggio culturalmente importante.


Pierpaolo Triani

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Da SD 4, dicembre 2014, p. 1
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